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COLLOCAZIONE GEOGRAFICA

Livorno, (162.000 abitanti) crocevia di popoli e culture, patria di artisti, porto principale e terza città della Toscana. Situata a tre metri sul livello del mare, si affaccia sul litorale tirrenico a sud della pianura dell’Arno tra i torrenti Ugione e Chioma.

Livorno, il cui impianto è di tipo moderno, è contenuta in un semicerchio oltre il quale va a svilupparsi in quartieri periferici. A nord e a sud, il semicerchio è chiuso dai confini territoriali posti sulla costa. Qui va a congiungersi all’altezza di Quercianella (separata dal promontorio del Romito, a picco sul mare) e dello Scolmatore rispettivamente con i territori di Rosignano e di Pisa, salvo un breve tratto di territorio di Collesalvetti. Dalla parte di terra Livorno confina con il sistema collinare: il Monte Massi nel lembo meridionale, poi la Valle Benedetta e, a scirocco, il Gabbro. Il paesaggio, suggestivo e di grande impatto visivo, si sviluppa per circa 100 Km lungo la costa tirrenica, di fronte allo scoglio della Meloria. La via Aurelia, che scorre lungo la fascia costiera da Livorno a Piombino, unifica un territorio ricco di attrattive per la sua varietà morfologica. Nella parte settentrionale l’interno è caratterizzato dalla vegetazione mediterranea delle colline livornesi (Parco delle colline livornesi) parallele alla costa: alta e rocciosa fino a Castiglioncello, piatta e sabbiosa nel tratto successivo. Alla bellezza naturale del territorio si accompagnano testimonianze storico-artistiche come l’acquedotto di Colognole e l’eremo medioevale della Sambuca.

Alle spalle di Livorno si erge Montenero, un colle famoso per la presenza del Santuario. Il suo nome è dovuto ad una vecchia fama secondo cui questa località era un monte tenebroso ricoperto da irte giogaie e infestato dai briganti che, con tutta probabilità, aspettavano qui l'arrivo dei bastimenti a cui dare l'assalto. Montenero è unito a Livorno da un autobus e da una funicolare, accessibile alle persone con disabilità, che sale fino alla piazza antistante il Santuario. Posto a 300 metri sopra il livello del mare, Montenero gode di un ampio orizzonte marino e terrestre di particolare bellezza. Di qui lo sguardo corre allo scoglio della Meloria, memorabile per la celebre battaglia tra Genova e Pisa (1284), ma anche alla pianura di Livorno con il suo porto e a quella di Pisa. A sud si possono vedere l’isola d'Elba, la Corsica, la Sardegna e i meravigliosi tramonti.

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LA STORIA

Le ipotesi sulle origini di Livorno e del suo nome sono diverse e in gran parte assomigliano più a leggende, peraltro affascinanti, che a teorie dalle solide fondamenta; questo perché è certo che diverse popolazioni si alternarono nella colonizzazione del territorio sicuramente da molto prima della nascita di Cristo. In ogni caso esisteva, duemila anni fa, una cala - il porto di Labrone di cui parla lo stesso Cicerone - adatta al ricovero di particolari imbarcazioni, veloci e di ridotte dimensioni, chiamate liburne. Questa cala, che da esse aveva preso il nome di Liburna, probabilmente costituisce l'origine della città e del suo nome. Nei primi secoli dopo Cristo gli abitanti, che si erano insediati nei pressi del porto naturale, erano soprattutto pescatori e si trovavano sotto l'influenza di Pisa, al tempo importante porto commerciale. In seguito alla caduta dell’Impero Romano d'Occidente, anche Pisa ed il suo porto subirono la dominazione delle popolazioni provenienti dall'Est europeo e dalla Germania, principalmente Goti, Longobardi e, a metà del VII secolo, dei Franchi. È da notare che il territorio su cui sorgevano le poche costruzioni capostipiti della futura città era paludoso e malsano e che solo nell'XI secolo una torre massiccia, detta Mastio di Matilde, sancisce l'importanza del villaggio, al tempo parte di un feudo retto appunto dalla contessa Matilde di Canossa, marchesa di Toscana. Nei due secoli che seguirono Livorno fu rasa al suolo dai genovesi, poi fu riconsegnata ai pisani, subì alterne vicende, compresa la cessione poi annullata ai marchesi di Massa, fino a quando i pisani ultimarono la fortificazione del porto aggiungendo altre due torri ad un’altra che era stata eretta prima della cessione suddetta. Vengono anche costruiti magazzini che confermano l’importanza commerciale del porto. Lo sviluppo della città è stato poi influenzato dalla conformazione del territorio circostante: l’Arno, dalle cui sponde partivano navi per tutto il Mediterraneo, interrando progressivamente la propria foce e deviando spesso il proprio corso determinò uno scadimento del porto pisano a favore di quello livornese. In uno scenario costituito dalle alterne vicende per il dominio del mar Tirreno, il borgo labronico comincia nel XIII secolo (e per tutto il XIV) a consolidare la propria struttura difensiva ed importanza strategico-economica, peraltro messa a dura prova dagli eventi altalenanti di quegli anni.

Il 1406 vede il declino come potenza marinara di Pisa, e Livorno per quattordici anni passa sotto il dominio dei genovesi fino a quando, nel 1421, il possesso della città passa a Firenze, in forte espansione e bisognosa di un efficiente sbocco al mare. Questo momento segnerà il destino della città che, fino al 1737, vede la famiglia dei Medici protagonista quasi assoluta degli eventi cittadini: da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico, da Cosimo I al figlio Francesco che affida all'architetto Buontalenti l‘incarico di progettare l’impianto urbanistico della città: nasce così la caratteristica pianta a forma pentagonale.

Con la morte di Francesco, avvenuta in circostanze oscure, subentrò Ferdinando I a cui si deve la “Costituzione Livornina” che concedendo grandi incentivi e privilegi ai mercanti di qualsiasi provenienza che si fossero stabiliti e avessero operato a Livorno, determinò un nucleo di popolazione da cui discendono molti degli abitanti attuali della città. A Livorno si vennero così a creare floride comunità ebraiche, che tra l’altro qui non conobbero mai l’umiliazione di un ghetto, ed ancora greche, armene, inglesi francesi, olandesi, spagnole, portoghesi, russe, musulmane e valdesi. Quando si dice che questa città è cosmopolita, si afferma quindi una verità che ha solide radici nel passato. La dinastia dei Medici termina con Giovanni Gastone: è il 1736 e gli abitanti di Livorno, a cui era stato dato il titolo di Città centotrenta anni prima, supera i 30.000 abitanti. La dinastia che seguì fu quella dei Lorena. Questa famiglia, legata agli Asburgo d'Austria, ha il suo primo esponente in Francesco II, granduca di Toscana e marito di Maria Teresa (figlia dell’imperatore Carlo VI), che nel 1745 divenne a sua volta d’Austria e del Sacro Romano Impero. In questo periodo la città si espande anche alle spalle del porto ed oltre la zona litoranea, assume una conformazione meno arroccata a ridosso delle strutture difensive ed un aspetto di stampo europeo. È proprio di questo periodo un notevole sviluppo delle arti, del commercio e dell’editoria, che fa di Livorno un centro di divulgazione culturale grazie al clima di sostanziale tolleranza.

Nel 1765, Pietro Leopoldo è granduca di Toscana. Egli dà un nuovo assetto all’impostazione urbanistica della città e collega definitivamente le attività locali all'economia della regione: tutto il territorio è protagonista di un notevole salto qualitativo, il quartiere della Venezia Nuova si arricchisce di edifici di ottima fattura e diventa il centro delle attività commerciali. Tra le novità legislative, lungimiranti per l’epoca e all’avanguardia per i contenuti, è da ricordare l’abolizione della pena di morte nel 1786. Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e, ancora una volta, la Toscana è affidata ad una forma di reggenza e a Livorno, in particolare, inizia il periodo legato al nome di Ferdinando III. Seguendo in parte le orme del padre, spesso in maniera discutibile, egli governò in due periodi diversi che, a lato dei grandi avvenimenti europei, videro la città occupata dai Francesi, dagli Spagnoli e dagli Inglesi. Pietro Leopoldo II, al quale si devono trentacinque anni di buon governo della città, è l'ultimo dei granduchi di Toscana.

Nella seconda metà dell’Ottocento l’attività del porto soffre un periodo di crisi ed alcuni importanti esponenti della vecchia oligarchia mercantile prendono residenza in ville e palazzi prossimi alla città, dando l’avvio all’urbanizzazione dei sobborghi. La popolazione del circondario, legata com’era alle fortune del commercio, si fa così più eterogenea e instabile. Sono gli anni in cui prevalgono le grandi proprietà terriere dove i cosiddetti “negozianti” iniziano a costruire palazzi e ville. Non è raro, infatti, trovare famiglie come i Lloyd, i Mimbelli, i Franceschi, gli Attias che possiedono ville e palazzi nella stessa località oppure nella stessa strada.

Dal 1870 Livorno fu centro di un forte movimento operaio e popolare, organizzato in associazioni e leghe di categoria, che dopo aver svolto un’azione di opposizione alla guerra del 1915-18, promosse l’occupazione delle fabbriche e nel 1919 fu determinante per inviare al governo della città una maggioranza socialista.

Nel 1921 vi si tenne il congresso che portò alla scissione socialista e alla costituzione del Partito Comunista d’Italia. Intorno agli anni 20 sorsero a Livorno i primi fasci di combattimento contro i quali, nel 1922, si formarono le squadre d’azione antifascista degli “Arditi del popolo”.
Entrato nella clandestinità dopo le leggi eccezionali del 1926, il movimento antifascista si rafforzò durante la Seconda Guerra mondiale e intensificò l’attività di propaganda nelle fabbriche e fra i militari, alcuni dei quali entrarono in seguito nelle formazioni partigiane della provincia. Obiettivo strategico e militare, Livorno fu bombardata massicciamente dagli anglo-americani e quasi totalmente distrutta. Occupata nel settembre del 1943 dai Tedeschi, fu liberata nel luglio 1944 dalla V Armata americana preceduta dalla III Brigata Garibaldi. La Seconda Guerra purtroppo è passata come un terremoto sulla parte più vecchia e storica della città, distruggendo per sempre molti monumenti, riducendo in polvere tesori di arte e cultura. Ciò che resta della vecchia Livorno, grazie anche al lavoro di restauro compiuto o in atto, offre comunque al visitatore notevoli stimoli culturali sia nel perimetro urbano che negli immediati dintorni litoranei o collinari. Tra i suoi cittadini più illustri, Livorno annovera lo scrittore e uomo politico Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873), i pittori Giovanni Fattori (1825-1908) e Amedeo Modigliani (1884-1920), il musicista Pietro Mascagni (1864-1945) e il poeta Giorgio Caproni (1912-1990).

Livorno è stata decorata di medaglia d’oro al valore militare per il coraggio dimostrato in difesa degli ideali risorgimentali dai suoi abitanti nelle giornate del 10 e 11 maggio 1849, e di medaglia d’argento al valor civile per l’eroismo espresso durante le terribili devastazioni dell'ultima guerra.

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IL PORTO

Con un milione novecento mila passeggeri e mezzo milione di veicoli che partono o arrivano al terminal passeggeri, il porto di Livorno può giustamente fregiarsi, assieme all’aeroporto di Pisa, del titolo di porta della Toscana. Traghetti collegano Livorno con la Sardegna, la Corsica e le bellissime isole dell’Arcipelago toscano. Sempre più navi da crociera scelgono Livorno come porto di turn-around, sia le enormi navi con 2500 passeggeri che le più piccole per crociere di gran lusso. La vicinanza dell’aeroporto di Pisa rende facile raggiungere il resto del mondo per chi comincia o finisce la sua crociera, ed innumerevoli tour operator sono pronti a guidare i turisti che interrompono la navigazione per una visita della Toscana.

Negli ultimi anni un grandioso progetto di ristrutturazione ha trasformato molti vecchi e non più utilizzati edifici portuali in un moderno terminal che offre tutti i confort ai passeggeri.

Il porto di Livorno ospita 155 imbarcazioni da pesca. Le barche per la piccola pesca rimangono ormeggiate presso il monumento dei Quattro Mori, mentre le barche con una stazza lorda superiore alle dieci tonnellate, quelle a strascico e a circuizione, presso la Darsena medicea. Le specie maggiormente pescate sono naselli, triglie, rane pescatrici, polpi e pannocchie. La commercializzazione del prodotto ittico avviene sia in una struttura fissa in porto sia in bancarelle.

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IL CANTIERE NAVALE “LUIGI ORLANDO”

Il Cantiere navale Luigi Orlando fu fondato a Livorno nel 1866, quando i fratelli Paolo, Giuseppe, Salvatore, e Luigi Orlando, industriali e imprenditori, ottennero dal governo italiano la concessione di ampie aree in zona portuale. La prima nave varata fu una corazzata da guerra, la “Conte Verde” (1867) a cui seguirono altre commesse che avviarono lo sviluppo del cantiere, specializzatosi nella costruzione di scafi e macchine.

Nel 1883 il cantiere Orlando e Livorno balzarono all’attenzione del mondo intero in occasione del varo più importante, impegnativo e rischioso: quello della nave da guerra “Lepanto”, 15.654 tonnellate di stazza. Tutta la città partecipò all’evento con il fiato sospeso: alla maestosità della corazzata si contrapponeva la ristrettezza dello specchio d’acqua della Darsena Nuova. Ma il piano messo a punto dall’ing. Salvatore Orlando, figlio del fondatore Luigi, funzionò: fu un trionfo per Livorno e l’industria cantieristica italiana. All’evento parteciparono il re Umberto I e la regina Margherita, madrina della nave. Seguirono altri vari, arrivarono commesse da tutto il mondo e il legame tra la città e il suo cantiere divenne strettissimo. Con la seconda guerra mondiale l’attività si intensificò ulteriormente.

Oggi il cantiere Orlando si sta riprendendo da una lunga crisi: nel 1996 fu acquistato dai suoi operai, soci e dirigenti, riunitisi in cooperativa, per 15 miliardi di lire. Le navi costruite “in proprio” sono state ben 11 ma la crisi cantieristica a livello europeo ha fatto naufragare quell’esperienza. Recentemente il cantiere, passato di proprietà, ha cambiato tipo di produzione realizzando imbarcazioni da diporto.

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SANTA GIULIA, LA PATRONA

Narra la leggenda che Giulia era una bella giovane cartaginese presa schiava dal re dei Vandali, Genserico (390-477). Venduta come schiava ad Eusebio, ricco mercante siriano, fu amata dal suo padrone e dalla sua famiglia come una figlia. Viveva in continua mortificazione del corpo e dello spirito per amore di Dio. Si dice che già al seguito di Eusebio operasse miracoli guarendo ammalati e placando il mare in tempesta. Un giorno, lasciata incustodita dal suo padrone, fu presa prigioniera da Felice, ricco signore di Capo Corso, al quale volle resistere. Fu martirizzata, messa in croce ed uccisa. Seppellita in Corsica (siamo nel 440) subito si diffuse il culto di Giulia come Santa. I monaci della Gorgona, venuti a conoscenza del fatto, andarono in Corsica e ne trafugarono il corpo. Rientrati sull’isola provvidero a Giulia una ricca sepoltura, le dedicarono una chiesetta e la elessero loro Patrona. Circa trecento anni dopo, nel 766, Desiderio, ultimo re dei Longobardi, volle esaudire la richiesta della figlia Angelberga, badessa del monastero di Brescia, che voleva avere le reliquie di Giulia nella sua città. Chiesta ed ottenutane la traslazione, Desiderio diede disposizione di trasportare il corpo dalla Gorgona a Brescia.

I Benedettini, partiti dalla Gorgona, fecero scalo a Livorno che all’epoca era un villaggio di pescatori. I livornesi, saputo dell’arrivo del corpo della Santa, vollero renderle omaggio e per eternare la memoria del passaggio delle sante spoglie le dedicarono una cappella e la elessero loro patrona. Alcuni sostengono che Giulia non fosse cartaginese, bensì còrsa, più precisamente di Nonza. Arrivato a Brescia, il corpo fu traslato nella chiesa di San Salvatore e Santa Giulia fatta patrona della città.

Il 14 giugno 1606, il vescovo di Brescia inviò a Maria Cristina, consorte di Ferdinando I, alcune reliquie della Santa. Racchiuse in un reliquiario a forma di castello con sopra la statua della Santa, sono oggi conservate sotto l’altare della chiesa a lei dedicata.
Il corpo, invece, si trova a Brescia nella chiesa del Santo Corpo di Cristo.

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LO STEMMA

Lo stemma attuale vede rappresentata la rocca vecchia eretta sul mare quando la città era sotto il dominio dei genovesi. Porta, piantata sopra una delle due torri, la bandiera bianca con la parola Fides, per concessione della Repubblica fiorentina, in memoria della fedeltà dimostrata nel 1496 contro l’assalto dei veneziani e dei genovesi.

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